No. 323  14-20 maggio 2008

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Le crisi dei mercati esteri si riflettono in modo maggiore in Romania che negli altri stati della regione

    Gli shock provenienti dall’estero si risentono maggiormente in Romania che negli altri stati della regione, poiché la sfiducia verso il mercato interno è più accentuata a causa, ad esempio, della mancanza della prevedibilità delle politiche economiche e di alcune misure concrete per la riduzione dei deficit. É quanto ha sostenuto in un’intervista Mihai Tanasescu, consigliere del Fondo Monetario Internazionale (FMI) da parte della Romania. Fino ad oggi, l’impatto della crisi finanziaria internazionale si è riflessa in modo diretto, nei settori in cui i flussi esterni di capitale hanno un peso molto alto come il mercato finanziario o quello dei cambi, ma anche indirettamente, nel senso di accelerazione dell’inflazione e di diminuzione della crescita economica, lo ha dichiarato, in un’intervista accordata all’agenzia Mediafax, Mihai Tanasescu, consigliere del FMI da parte della Romania ed ex ministro delle Finanze. Il rappresentante dell’FMI crede che l’economia della Romania continuerà a crescere quest’anno al ritmo del 2007, mentre per il 2009 ci potrebbe essere un rallentamento, in quanto l’Europa risentirà maggiormente delle turbolenze dei mercati finanziari. Tanasescu ha spiegato che per mantenere valide le prospettive di un atterraggio dolce dell’economia romena bisognerà attuare delle politiche fiscali e monetarie adeguate, per diminuire gradualmente il deficit fiscale consolidato, con una coordinazione più attenta e le politiche commerciali che possano assorbire e superare gli shock provenienti dall’estero. A suo avviso un impegno più fermo della classe politica rispetto al programma di convergenza della zona euro potrebbe produrre un aumento della credibilità, con influenza sulla stabilità della moneta nazionale.

– Sempre più analisti sottolineano i rischi a cui si espone l’economia romena stanno aumentando, in quanto le difficoltà finanziarie sono in crescita a causa dell’alto deficit di conto corrente. La Romania sembra più esposta degli altri paesi della regione alla crisi dei mercati finanziari internazionali. A suo avviso quanto sono concreti questi rischi e quali sono le possibilità che si materializzino?

– La crisi dei mutui è partita a metà dello scorso anno dagli USA e continua a farsi sentire in tutto il mondo. In alcuni paesi l’influenza è diretta e danneggia il sistema bancario, con perdite di diversi di centinaia di miliardi di dollari, in altri casi indirettamente, mediante l’aumento del costo dei crediti e delle misure per limitare l’accesso ai finanziamenti, che portano alla diminuzione della crescita economica. Questi shock esteri, a cui si deve aggiungere il caro petrolio e, in generale, l’aumento dei costi energetici e di alcuni prodotti di base, come il grano, il mais, la carne, hanno danneggiato e continueranno a danneggiare l’economia mondiale. Se a questi fattori aggiungiamo anche gli effetti del riscaldamento globale, nonché il rischio di possibili pandemie, troveremo i motivi reali del rallentamento della crescita in alcuni paesi e dell’accelerazione dell’inflazione. Tutti questi rischi esterni cumulati, cioè la crisi dei mutui, la crescita dei prezzi dei prodotti alimentari ed energetici, il riscaldamento globale in molti paesi non sono stati valutati con attenzione. I danni più significativi però coinvolgeranno soprattutto gli stati poco sviluppati e in corso di sviluppo. La Romania non è immune alle turbolenze dei mercati internazionali e, fino ad oggi, gli effetti della crisi si sono fatti sentire nei settori in cui i flussi dei capitali provenienti dall’estero hanno maggiore importanza, ad esempio in borsa (dove i capitali stranieri possiedono un peso enorme), i corsi di cambio (dove le entrate e le uscite dei capitali sono significative), indirettamente la crisi ha accelerato l’inflazione e rallentato la crescita economica. Nel caso della Romania, a questi rischi esterni bisogna aggiungere quelli interni – la mancanza di prevedibilità delle politiche economiche e la mancanza di misure concrete per ridurre i deficit interni ed esterni cumulati. A questi rischi interni non si sono date risposte efficienti e ciò ha contribuito ad accentuare la sfiducia dei mercati esteri verso la Romania. In sostanza, gli effetti degli shock esteri menzionati si manifestano in modo più forte nel caso della Romania in comparazione agli altri paesi della zona dell’Europa Centrale e dell’Est (ECE). Per migliorare l’immagine della Romania sui mercati internazionali, dobbiamo adottare alcune misure per stabilire le priorità a lungo termine, in conformità al programma di convergenza, inoltre si deve tagliare la spesa pubblica, rivedere le possibilità reali di raccolta delle entrate dello stato in correlazione alle modificazioni di crescita economica e ridurre il deficit pubblico fiscale. Allo stesso tempo, è necessario continuare le riforme strutturali secondo il modello europeo, mediante al diminuzione dei deficit parafiscali delle imprese pubbliche, e tramite il consolidamento dei conti di queste imprese. Se riusciremo ad attuare rapidamente tutte queste misure, la Romania potrà lanciare dei segnali chiari per incoraggiare i mercati esteri considerarci un’economia stabile, prevedibile e attrattiva.

– Qual è la posizione della Romania in questa crisi globale, rispetto agli altri paesi della regione globale, rispetto agli altri paesi della regione?

– La Romania è considerata vulnerabile agli shock provenienti dall’estero a causa dei deficit, in particolare di quello corrente ma anche di quello del commercio estero. In ogni caso nonostante le condizioni in cui il deficit fiscale è in crescita rispetto agli anni precedenti, la crescita economica continua, con un andamento prociclico. Questi fattori ha influenzato il comportamento dei flussi finanziari esterni presenti sia nell’ambito delle società listate in borsa, sia nei cali significativi degli indici di borsa. Per questo, nel periodo seguente bisognerà adottare le misure concrete appena menzionate, necessarie per riottenere la fiducia nel mercato romeno.

– Quale sarà l’andamento del corso di cambio in questo contesto? E quello della Borsa di Bucarest?

– È da definire l’evoluzione del corso di cambio. Nessun economista serio può assumersi il rischio di elaborare dei “pronostici” sull’evoluzione del corso. Quello che posso dire invece è che l’evoluzione del corso di cambio è dettata da una somma di fattori che può influenzarla in modo positivo o negativo. Ad esempio, un programma nazionale che definisca in modo chiaro la strategia di adozione della moneta euro in un intervallo di sei sette anni, da adottare e rispettare in Parlamento, sarebbe un elemento di prevedibilità e di stabilità che può influenzare l’andamento dei cambi, mantenendo un trend stabile. I flussi esteri si stabilizzeranno, la percezione dei mercati cambierà e la fiducia nella moneta nazionale cambierà. È solo un esempio di come altri paesi, come la Repubblica Ceca, Slovacchia a anche la Polonia, sono riusciti anche durante la crisi a non avere grosse fluttuazioni di corso.

– Nelle attuali condizioni, vede delle difficoltà per le banche romene nel garantire i finanziamenti sul mercato internazionale?

– Il sistema bancario romeno è stabile e ben preparato per rispondere a questi shock esteri. Le banche romene sono ben capitalizzate e i prestiti a rischio sono pochi. È il risultato che la sorveglianza bancaria ha avuto e continuerà ad avere nel consolidamento del settore bancario romeno. Certamente, a seguito della diminuzione delle liquidità a livello mondiale, anche in Romania l’accesso ai crediti diventerà più difficile, ma queste cose non porteranno al blocco dei finanziamenti sul piano internazionale. Credo che in questo momento la cosa più importante per la Romania sia di sostituire le difficoltà di accesso ai crediti con l’attrazione di fondi europei non rimborsabili che contribuirà alla crescita economica e aumenterà la liquidità nel sistema bancario. La Romania avrebbe bisogno di denaro europeo e se si realizzeranno i progetti ad un ritmo più solerte si riuscirà anche a continuare le riforme strutturali a livello dell’amministrazione pubblica e renderli più efficienti.

– Tenendo conto del contesto internazionale e del fatto che nel 2008 ci saranno le elezioni come andrà l’economia romene rispetto al 2007?

– L’economia romena continuerà a crescere. Il settore privato continuerà ad essere il motore principale della crescita economica. Il settore privato continuerà di essere il motore principale della crescita economica, per questo le politiche e dovranno sostituire questo settore. Credo che nel 2008 la crescita economica sarà inferiore al 2007, si fisserà al 5,5-6%. L’inflazione scenderà entro la fine dell’anno, riprendendo di nuovo il ritmo di decrescita, il deficit fiscale sarà vicino a quello registrato lo scorso anno, ma con un deficit corrente in leggerà crescita rispetto al 2007. Prevedo invece una diminuzione del ritmo di crescita nel 2009, a seguito, principalmente, della riduzione della crescita economica nel 2009, provocata dagli effetti della crisi internazionale, che si farà sentire in tutti i paesi della UE. Questa prospettiva di rallentamento del ritmo della crescita economica si sentirà nella zona euro e nell’Europa Centrale e dell’Est. Credo che questa prospettiva creerà le correzioni necessarie e condurrà alla tendenza di ridurre i deficit esteri, in particolare per quello del conto corrente, e permetterà alla Romania di registrare un atterraggio dolce, senza shock e grosse turbolenze. Credo che dopo il 2011, il ritmo di crescita dell’economia ripartirà. Vorrei sottolineare che il mantenimento di una prospettiva di atterraggio dolce deve essere unita a politiche fiscali e monetarie severe, con la diminuzione graduale del deficit consolidato, con un coordinamento più attento e con politiche commerciali che portino all’assorbimento e al superamento degli shock provenienti dall’estero. Il consolidamento dei fondamenti dell’economia rappresenta una necessità che la Romania deve assolvere nel 2008 e nel 2009 per arrivare all’introduzione dell’Euro nel 2014. Praticamente, nei prossimi tre anni e mezzo, la Romania deve rifare gli equilibri macroeconomici e stabilizzare l’evoluzione dei principali indicatori finanziari, e ciò richiederà uno sforzo comune da parte di tutti gli stati.


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