No. 97  23-29 aprile 2003

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Concorrenza sleale

    La prima impressione, nell’ascoltare notizie, alcune notizie, assomiglia a quella che si percepisce quando qualcosa di strano, e che non capiamo a fondo, si appropria a noi. Questo fa si che il livello di attenzione si alzi ed, altri eventi, che in altre condizioni non avrebbero nessun collegamento logico, di fatto, diventano parte integrante del primo evento. Ma cos’e successo. Il solito Ministero delle Finanze, non abbiamo idea secondo quale regola o principio, cancella e perdona i debiti che la società “Tutunul” ha con lo Stato. Senza voler entrare nei dettagli, vogliamo solamente rimarcare un aspetto, il più apparente di fatto. Questa società è in diretta concorrenza con altre società multinazionali, che producono veleno in piccole dosi, sigarette. Premettendo che moltissimi di noi sarebbero contenti se tutte quante chiudessero in un solo colpo, rimane il fatto che quest’atto di ingerenza da parte dello Stato romeno è in palese violazione di tutte le regole di libera concorrenza e calpesta, in maniera spudorata ed incredibilmente sfacciata, tutte le altre centiniaia di migliaia di società, grandi e piccole, che, invece, i debiti li onorano. Qui se volessimo potremmo aprire un ampio discorso circa i nostri famosi e spesso agogniati condoni, ma non è questo il tema. La questione, comunque, si allarga. Non abbiamo ben capito se si tratta di una società completamente privatizzata od ancora partecipata dallo Stato, ma poco importa ai fini del nostro discorso. Già il discorso assume una gravità notevole. Il contesto socio economico della Romania non ci sembra essere il più adatto per solo concepire tali azioni. Si parla di migliaia di miliardi di lei. Inoltre, le tanto auspicate riforme per la privatizzazione che spesso hanno sfiorato l’idea di vendere per un dollaro, allora, un euro oggi, si sono sempre rilevate degli enormi bluff. Chi ha acquistato, tranne rarissimi casi, si è trovato, dopo pochissimo tempo, sommerso da controlli che hanno portato alla luce miliardi di debiti verso istituzioni dello Stato, che i vari contratti d’acquisto non avevano considerato, che i vari certificati constatatori della finanza avevano dimenticato di riportare e, che per il noto principio “paghi perché tu i soldi li hai”, l’intero apparato si schiera per recuperare, si fa per dire, somme di denaro necessarie per la vita dello Stato stesso. Qualcuno riesce ad accomodare. Qualcun altro non vuole o non ci riesce. Così si prosegue fino alla saturazione. Ma per tornare al nostro caso, non presteremmo servizio d’informazione critica, se non abbinassimo detta “bolla di componenda” alla notizia del giorno, ancora in discussione a dire il vero, circa l’aumento del costo della benzina. Ancora più importante è la giustificazione data, FMI lo vuole. Chissà dov’era il “Signor” FMI quando si sono cancellati i debiti. Insomma, girala come vuoi, chi paga è sempre lui, il singolo, che in quanto tale, cerca di preservare il proprio orticello dalle feroci fauci altrui. La fortuna, se di fortuna si può parlare, è che la maggior parte, tra sistemi e piccole illegalità, hanno trovato il sistema per sostentarsi e, visto che le rivoluzioni scattano quasi sempre a causa della pancia vuota, non crediamo che un po’ si sana concorrenza sleale possa muovere gli animi, nemmeno quelli più sensibili. Tranquilli, dunque, Signori condottieri, tutto sotto controllo, tutto calcolato.

Memo_Rivolsi@Hotmail.com


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