No. 243  12-18 luglio 2006

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Management in stile Berceanu

    Il nuovo ministro dei Trasporti, Radu Berceanu, è un tipo che “fa presa” sui mass-media, in particolare sulla televisione. Parla lentamente e chiaro, dando l’idea di starsene sempre un po’ più in alto delle persone con cui discute. Da dove nasce quest’impressione? Probabilmente dal fatto che Berceanu non discorre sulle questioni, ma le spiega in modo didattico, “come se rivolgesse a dei cretini”. Egli parte dal presupposto che chi lo ascolta non ha alba di cosa possa essere una strada, una costruzione o un problema economico. Quando poi un giornalista gli rivolge una domanda, non risponde, ma sfoggia una sentenza. Insomma, atteggiandosi ad unico manager capace dell’universo intero, Berceanu ha cominciato il suo mandato in forza, praticamene, non c’è stato giorno in cui non abbia compiuto una visita presso chissà quale opera importante e poi organizzato una conferenza stampa sul posto. Quando non compie delle visite, invece annuncia destituzioni spettacolari di diversi direttori, senza offrire alcuna spiegazione per la sua decisione, facendo però capire che le persone dimesse erano colpevoli de debole management. La settimana scorsa non ha fatto eccezione. Trovandosi da qualche parte in Transilvania, Berceanu ha affermato di volere introdurre un nuovo sistema per la selezione dei costruttori durante le gare di appalto, in modo da tenere conto anche della qualità dei lavori già eseguiti dalle ditte in passato. In altre parole, un’impresa potrebbe ottenere dei punti in più o in meno, in base al modo in cui ha realizzato delle opere in appalti precedenti. A prima vista, una simile iniziativa sembra essere buona, e la stampa, infatti, l’ha accolta con entusiasmo. Due giorni più tardi però si è scoperto qual è stato il vero motivo che ispirato il ministro: visitando il cavalcavia di Otopeni, nei pressi di Bucarest, Berceanu avrebbe individuato “gravi irregolarità” ed ha annunciato la penalizzazione delle due società incaricate della realizzazione dell’opera: l’italiana Astaldi e l’austriaca Alpine. Anche in quest’occasione, Berceanu ha interpretato il ruolo del manager onnisciente, del ministro provvidenziale, che osserva delle crepe e le difficoltà di scorrimento dell’acqua su un non meglio precisato punto del ponte. In balia dell’impetuosità del ministro, i giornalisti hanno scordato di chiedergli una cosa elementare: perché è stato necessario attendere l’arrivo del ministro per rilevare le suddette irregolarità, quando questo compito dovrebbe spettare agli ingegneri che lavorano per il beneficiario e che sono pagati proprio per fare ciò? In un mondo normale, Berceanu non avrebbe dovuto iniziare con l’annuncio delle penalizzazioni per le ditte costruttrici, ma con la penalizzazione (o con le dimissioni, visto che gli piacciono così tanto) delle persone responsabili per ricezione dell’opera. Non l’ha fatto, poiché il suo scopo, il suo unico scopo era quello di punire le società costruttrici, in modo che ai prossimi appalti partano svantaggiate. Ne possiamo concludere che il ministro sta tentando di creare, attraverso diverse dichiarazioni o anche con atti ministeriali, un “corridoio” per permettere l’accesso al denaro – tantissimo – destinato alle opere di infrastruttura solo ad alcune società. Un episodio di questo genere è già accaduto circa una settimana fa, quando l’austriaca Alpine ha perso un appalto per la riparazione di un tratto autostradale, anche se la sua offerta era più bassa del 50% (!) a quella avanzata dalla ditta romena che ha vinto la licitazione. Berceau ha spiegato il risultato della gara d’appalto, sostenendo che gli austriaci non possiedono attrezzatura sufficiente e che in ogni caso avrebbero subappaltato l’opera a delle ditte romene dotate degli attrezzi necessari, dunque si è preferito affidare subito l’opera a un società romena. Insomma una spiegazione assurda per un ministro convinto di essere un grande manager. La stampa poi ha però osservato che la ditta vincitrice, quella piena di attrezzature e dalle altissime “performance”, appartiene a delle persone molto vicine al Partito Democratico (di cui Berceau è il vicepresidente). Si tratta dei proprietari del ristorante Golden Blitz”, il locale dove il presidente Traian Basescu (ex presidente del PD) trascorre le sue serate più piacevoli. Ora le cose sono un po’ più chiare, vero? In realtà, Berceanu non è stato messo a capo i un ministero così importante e che gestirà fondi europei per miliardi di euro perché è un buon manager, ma per dirigere questi soli verso chi di dovere, in particolar verso le società vicine al Partito Democratico. Del resto, se Berceanu fosse un manager così competente, l’avremmo già scoperto durante il governo in carica tra il 1996 e il 2000, quando il nostro Berceanu ha occupato la carica di ministro dell’Industria. Ma così non è stato. Qual governo, senza alcun dubbio, rimane il peggiore del periodo post-comunista e il ministero che si occupò delle industrie non fu un eccezione. Anzi.

Florin Boieru


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