No. 285  27 giugno - 3 luglio 2007

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Metà Romania, colpita dalla siccità

    La storia recente della Romania non ha registrato migrazioni interne di massa da una regione all’altra. Nemmeno l’industrializzazione forzata imposta dal regime comunista nella seconda metà del secolo scorso produsse grossi trasferimenti di persone, poiché i leader politici del tempo vollero industrializzare tutte le regioni, anche se poi questa iniziativa si rivelò fallimentare. Un solo esempio può essere ricordato e avvenne tra il 1946 ed il 1947, prima dell’industrializzazione, quando una durissima siccità devastò la Moldavia e obbligo la popolazione locale ad abbandonare i propri luoghi di origine. Gli storici la chiamano “La Grande Siccità”, ma i vecchi che ricordano quei tragici momenti utilizzano un’altra denominazione: “La Grande fame”.

Situazione critica

Secondo un rapporto realizzato dal Ministero dell’Ambiente, le riserve idriche della Romania nei prossimi due mesi diminuiranno in modo drammatico. “In questo momento ci confrontiamo con la peggiore siccità che abbia mai colpito la Romania, è più grave addirittura di quella del ‘46-’47. La riserva di umidità del sottosuolo nei mesi di luglio e agosto scenderà drammaticamente nella Pianura Romena, Moldova, Dobrogea e nella Pianura Occidentale”, si scrive nel rapporto. Riguardo alla situazione meteorologica, Ion Sandu, il direttore dell’Amministrazione Nazionale di Meteorologia, afferma che, nel lungo periodo, le precipitazioni di luglio potranno raggiungere i 40 l/mq, ma solo su aree ristrette e dunque il problema della siccità non sarà risolto. Secondo le autorità, attualmente la Romania ha un a riserva di un miliardo di metri cubi d’acqua una quantità sufficiente per cinque mesi.

Restrizioni

Il Governo ha vietato alla popolazione di Oltenia, Muntenia, Dobrogea e Moldavia del sud di bagnare i propri orti con acqua estratta da sottosuolo. Il divieto sarà attuato dalle autorità locali e per il momento rappresenta la più semplice delle misure che potranno essere adottate. Se la siccità proseguirà, si potrebbe vietare ai cittadini di lavare le automobili e di bagnare le strade. In base al piano per il razionamento dell’acqua si applicheranno tre tappe: riduzione graduale dell’alimentazione idrica dei sistemi di irrigazione, diminuzione graduale dell’acqua destinata ai grandi stabilimenti, piscicoli, industria zootecnica e riduzione graduale dell’acqua destinata alla popolazione. “I cittadini devono dare prova di senso civico. Devono fare docce brevi. Non lasciare i rubinetti aperti. Ho anche chiesto al Ministero dell’Amministrazione e a quelli della Direzione delle Acque di vagliare la possibilità di forare nuovi pozzi in profondità e di preparare un inventario dell’acqua presente nel sottosuolo”, ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Attila Korodi.

Effetti sul suolo

Gran parte del suolo romeno sta per diventare improduttivo a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e della forma caotica di agricoltura praticata. Secondo i dati della protezione del suolo elaborati dal Ministero dell’Ambiente, i più importanti processi di degradazione del suolo sono da attribuirsi alla siccità, che danneggia il 48% della superficie del paese, e dalle erosioni che ne colpiscono il 47%. Inoltre su un quarto dei terreni si rileva un eccesso temporaneo di acqua, mentre metà ha un contenuto ridotto di humus. L’erosione causata dall’acqua è la più importante forma di degradazione del terreno, secondo gli esperti. Questa danneggia quasi il 50% dei terreni agricoli della Romania. Ogni anno si perdono a causa delle erosioni circa 126 de milioni di tonnellate di terreno fertile. Inoltre sul 40% delle superfici arabili si usano tecniche sbagliate di coltivazione. Se non si adotteranno delle iniziative per proteggere il suolo, “la degradazione del terreno probabilmente accelererà”. Oltenia, Banato e Dobrogea sono regioni in cui terreni sono in uno stato avanzato di degrado a causa della mancanza di acqua e materiale organico.

Nemmeno il resto d’Europa sta meglio

In Europa, circa il 45% dei terreni perde materiale organico, soprattutto nella parte sud, ma anche in Francia, Gran Bretagna e Germania. Quattro milioni di ettari sono colpiti da erosione eolica. allo stesso tempo, il 12% del totale del territorio dell’Europa, cioè un’area vasta due volte la Francia, è colpito da erosione idrica. La valutazione elaborata dalla Commissione europea, dimostra che la degradazione del suolo può costare centinaia di miliardi di euro. Le perdite più gravi in questo momento sono causate dal processo dall’aumento della salinità del suolo: danni da 150 a 320 miliardi di euro. La contaminazione e l’erosione hanno provocato perdite di circa 17 e, rispettivamente, 14 miliardi di euro. Il costo della degradazione della materia organica nel suolo ammonta a circa cinque miliardi di euro, mentre ogni frana può provocare danni per 1,2 miliardi di euro. Secondo le direttive per la protezione del suolo, solo l’identificazione e l’inventario di tutti i terreni degradati costerebbero l’Unione Europea 290 milioni di euro per anno, nei prossimi 20 anni.

Il 60% degli agricoltori danneggiati dalla siccità non riceverà nemmeno un soldo

Il 60% degli agricoltori che possiedono terreni danneggiati dalla siccità non riceverà nemmeno un soldo dallo stato di risarcimento, perché non hanno assicurato le colture come richiesto dalla legge. Il ministro dell’Agricoltura, Decebal Traian Remes, ha dichiarato che la superficie coperta dai risarcimenti ammonta a 720.000 ettari, in sostanza il 40% degli 1,7 milioni di ettari danneggiati dalla siccità. Remes ha precisato che la produzione di cereali sarà danneggiata dalla siccità e la media per ettaro sarà di 1,6 tonnellate rispetto alle 1,9 tonnellate dello scorso anno. I risarcimenti accordati sono compresi tra 600-750 lei/ettaro, se si sono registrati danni superiori al 30% della produzione. Sebbene il Ministero dell’Agricoltura voglia accordare queste somme entro il 31 luglio, ancora non è stata stabilita la scadenza per depositare le domande di risarcimento. Secondo il ministro, le colture sono state compromesse non solo dalla siccità, ma anche dal modo in cui sono state preparate e mantenute. “Sul terreno vedi distese di grano perché si è lavorato secondo il manuale, con le sementi e le tecniche giuste, nel campo vicino invece non c’è produzione perché si è lavorato alla carlona”, ha spiegato il ministro. Rispetto alla siccità, Decebal Traian Remes crede che non possa essere comparata a quella del ‘46-’47, perché la Romania odierna è completamente diversa, non è più “sotto il giogo straniero” e fa parte del mercato libero comunitario. “Facciamo parte di un libero mercato e l’Unione europea prevede un’eccedenza nella produzione di grano di 12 milioni di tonnellate. Ora dobbiamo capire come chiedere degli interventi speciali”, ha aggiunto Remes.

Gli agricoltori potrebbero essere obbligati ad assicurare le colture

Il ministro dell’Agricoltura ha dichiarato che proporrà un progetto di legge con cui gli agricoltori saranno obbligati ad assicurare le loro coltivazioni. “Li obbligheremo ad assicurarsi”, ha detto Remes. Egli ha ipotizzato che per incentivare i coltivatori ad assicurarsi, questi potrebbero ricevere un vaucher per pagare esclusivamente la polizza di assicurazione, di modo che non possa essere speso per altri scopi. Similmente, Remes intende obbligare, per legge, le società di assicurazione ad accordare dei risarcimenti anche per calamità naturali come la siccità, cosa che oggi non avviene.

L’altra metà, sotto la tempesta

Mentre metà della Romania è colpita dalla siccità, l’altra metà deve confrontarsi quasi ogni giorno con piogge violentissime. Ad esempio, in una sola giornata, alla fine della scorsa settimana, le trombe d’aria hanno causato danni ingenti in diversi distretti del paese. Nel Timis, sei strade sono state bloccate da alberi abbattuti dal vento e 86 paesi sono rimasti senza corrente elettrica. Le località più colpite sono state Timisoara, Sannicolau Mare, Pischia, Faget e Lugoj. Anche nella provincia di Arad, più di 200 comuni sono rimasti senza elettricità, la zona più colpita è stata la Valle del Mures. Il forte vento ha prodotto seri danni anche nel distretto Alba, in particolare nei Monti Apuseni, nei Monti del Sebes e nelle città di Blaj, Teius e Abrud. A Craiova, il tetto di un condominio è stato divelto dal vento, mentre una tenda allestita per il pronto soccorso è finita tra due macchine. Le forti raffiche di vento hanno lasciato senza luce 100 località nel Caras-Severin e 11 nella provincia Gorj.

Ioan Brad


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