No. 299  7-13 novembre 2007

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La criminalità incrina i rapporti tra Romania e Italia

    I fatti ormai sono noti: la sera del 30 novembre nei pressi di viale di Tor di Quinto, a Roma, Giovanna Reggiani, 47 anni, è aggredita mentre torna a casa. Trascinata con forza in una baracca improvvisata, viene seviziata e poi gettata in una scarpata non lontana dal luogo dell’agguato. Ricoverata all’ospedale Sant’Andrea in gravissime condizioni, la donna spirerà due giorni dopo. Il presunto aguzzino è un cittadino romeno di etnia rom che viene immediatamente arrestato grazie alla denuncia di una sua connazionale. Quello di Tor Quinto è solo l’ultimo di una serie delitti efferati che in Italia, e in particolare a Roma, vede per protagonisti dei romeni.

L’aggressore

Si chiama Nicolae Mailat il presunto assassino di Giovanna Reggiani. Proviene da Avrig, una cittadina non lontana da Sibiu (la capitale mondiale della cultura per il 2007). Gli amici e i conoscenti lo descrivono come un ragazzo difficile. Il nonno ricorda che Nicolae in passato ha avuto dei problemi psichici che si sono manifestati con raptus di autolesionismo. Mailat ad Avrig è sempre in mezzo ai guai. Piccoli furti: una bici, l’animale di un vicino, qualche soldo. Finisce in riformatorio per due anni. Nel 2004 un’altra denuncia per furto aggravato. Scaduti i termini della custodia cautelare, rimane a piede libero. La condanna definitiva arriva nel 2006: tre anni. Nel frattempo Nicolae Mailat sparisce assieme alla madre, un fratello ed una donna. Ad Avrig nessuno li rimpiange. Ricomparirà nella favela fatiscente di Tor di Quinto. Qui però non ruba più, uccide.

L’ira di Veltroni

Il primo a dire che la misura è colma è il sindaco della Capitale. “È necessario assumere iniziative straordinarie e d’urgenza sul piano legislativo. I prefetti debbono avere il potere di espellere quelli che in passato si sono resi responsabili di reati contro cose o persone. Se la Romania vuole stare nella UE deve fermare il flusso migratorio. Prima di gennaio 2007, Roma era la metropoli più sicura del mondo. Nei primi sette mesi dell’anno gli arrestati sono per il 75% di romeni”, ha detto Walter Veltroni appena appresa la notizia dell’omicidio. In passato il sindaco di Roma aveva più volte sottolineato la gravità della situazione chiedendo l’attuazione di provvedimenti speciali, ma poco s’era fatto. Oggi, davanti all’efferatezza dell’ultimo omicidio, ma anche tenuto conto che a parlare non è solo il primo cittadino della più grande metropoli italiana, ma il leader del nuovo Partito Democratico, la musica cambia totalmente.

L’intervento di Prodi

Poche ore dopo la conferenza di Veltroni, il presidente del Consiglio, Romano Prodi, chiama il premier rumeno, Calin Popescu Tariceanu, per rappresentare il “dolore e lo sconcerto suo personale e di tutto il governo italiano” per la tragedia accaduta a Roma. Il premier nella stessa occasione chiede a Tariceanu “un impegno molto fermo di cooperazione” tra i due paesi. Fonti di Palazzo Chigi hanno spiegato che durante la telefonata tra Prodi e il capo del governo rumeno si è stabilito di lavorare ad azioni coordinate e immediate per contrastare la criminalità. Da parte italiana c’è una richiesta molto ferma e forte per una rapida cooperazione tra i due paesi che permetta di attuare misure di repressione e di prevenzione nei confronti di quella minoranza della operosa comunità romena che si macchia di crimini così efferati. Da Palazzo Chigi si precisa che una delegazione del Governo romeno sarà inviata in Italia nei prossimi giorni per aprire un dialogo su queste questioni e per “attivare una collaborazione duratura nel tempo”. Le stesse fonti sottolineano che “le azioni sono mirate a colpire i responsabili senza criminalizzare l’intera comunità rumena che opera in Italia”. Il giorno successivo, il Consiglio dei ministri riunito in seduta straordinaria ha varato un decreto legge che concede poteri speciali ai prefetti in materia di espulsione dei cittadini comunitari. “Quanto avvenuto a Roma è gravissimo”, ha detto Prodi durante la conferenza stampa seguita al Consiglio dei Ministri, aggiungendo che l’episodio è stato uno stimolo “per accelerare una parte del pacchetto sicurezza”. Il premier ha poi ricordato che “la comunità romena è composta in gran parte da persone serie e oneste”. Anche il ministro dell’Interno Amato ha voluto precisare che le nuove norme servono per “dare la caccia ai delinquenti, non per dare la caccia ai romeni”.

I dati sulla criminalità romena in Italia

Con l’ingresso della Romania nella UE nel 2007, il flusso migratorio verso l’Italia è cresciuto vertiginosamente, dai dati forniti dalla Caritas nella Penisola vivrebbero 550.000 romeni (in sostanza il 2,5% della popolazione della Romania!). Con l’incremento degli ingressi anche il numero dei reati commessi è iniziato a salire velocemente. Rispetto al passato però le autorità italiane non avevano più la possibilità di applicare contro i romeni poco rispettosi delle leggi il decreto di espulsione, perché questi da gennaio sono diventati cittadini europei a tutti gli effetti. La disposizione varata la scorsa settimana che estende ai prefetti il potere di allontanare dal territorio italiano i cittadini comunitari per motivi di sicurezza è una norma scritta “ad hoc” per i romeni. Stando ai dati del 2006 diffusi dalla polizia, i romeni sono al primo posto per gli omicidi commessi in Italia – 15,4% del totale degli stranieri e il 5,3% sul totale dei denunciati. Sempre dalla Romania proviene la maggioranza degli autori di violenze sessuali, furti, rapine in abitazioni ed estorsioni. Nell’ultima relazione sulla criminalità consegnata al Parlamento si affermava che la criminalità romena si stava affacciando aggressivamente “su altri circuiti criminali più remunerativi quali il traffico di droga, l’immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani”. Secondo i rappresentanti della polizia italiana, la criminalità romena va consolidandosi in modo sempre più preoccupante e persegue l’obiettivo di inserirsi sempre più incisivamente nello scenario criminale nazionale. A fronte di mezzo milione di romeni che lavorano o studiano in Italia senza creare alcun problema, i dati sul numero dei reati commessi nella Penisola dai loro connazionali non parrebbero indicare una particolare attitudine alla delinquenza, anzi. Il monito delle forze dell’ordine però sembra piuttosto riguardare il pericolo rappresentato da reti malavitose organizzate, che, dalla gestione di attività apparentemente innocue, come l’accattonaggio, da tempo puntano verso rapine, spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione, quasi ripercorrendo il tragitto seguito anni or sono dalla criminalità albanese. L’accelerazione data all’approvazione dei provvedimenti speciali è stata dettata anche dallo sconcerto creato nell’opinione pubblica da alcuni fatti criminosi che hanno avuto per protagonisti dei cittadini romeni.

Una lunga scia di delitti

Prima dell’omicidio di Tor di Quinto, erano stati molti gli episodi di cronaca nera con al centro immigrati provenienti dalla Romania. Tra questi si possono ricordare la rapina ai danni del regista e premio oscar Giuseppe Tornatore del 21 agosto scorso, l’omicidio della giovane Vanessa Russo nella metropolitana di Roma, quello di una coppia di anziani coniugi in provincia di Cosenza, uccisi a colpi d’ascia dal marito della badante romena e l’efferato regolamento di conti operato a settembre in un popolare quartiere della capitale. Per affrontare questa situazione, nell’ultimo incontro tra il ministro dell’Interno Giuliano Amato e l’omologo romeno Cristian David è stato deciso di potenziare ulteriormente la collaborazione tra le polizie dei due paesi, con l’arrivo in Italia di altri poliziotti romeni. Gli agenti provenienti dalla Romania che opereranno in Italia passeranno da 5 a 10. Per mettere un freno alla escalation di questi crimini il ministro Amato e il collega David hanno deciso di collaborare per i casi di possibile espulsione dall’Italia di romeni pericolosi per sicurezza e nei programmi per aiutare la permanenza dei rom in patria.

Le reazioni in Italia

“Continueremo seriamente a vigilare e a fare in modo che questi atti non si ripetano più”, ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi, la mattina seguente al grave episodio di Roma. “Quello dei romeni che delinquono – ha continuato Prodi – è un problema che non coinvolge solo l’Italia, non c’è alcun dubbio. Quindi avremo anche immediati collegamenti internazionali”. L’opposizione nonostante le iniziative varate dal Governo rimane critica. A Roma, i Circoli della Libertà di Maria Vittoria Brambilla hanno addirittura deciso di istituire delle ronde per garantire la sicurezza dei cittadini. “Il sindaco Veltroni pensa ad altro, il Governo non è in grado di garantire la sicurezza agli italiani, le forze dell’ordine non hanno mezzi a sufficienza, i vigili urbani girano spauriti. Di fatto i cittadini romani sono privati, loro malgrado, del diritto alla sicurezza. Per questo da stasera inizieranno le Ronde della Libertà”, ha spiegato Giuseppe Luca, presidente del circolo di Via Nizza. In replica il ministro Barbara Pollastrini ha ricordato che “servono osservanza delle regole, severità, promozione del rispetto delle donne. Non servono, invece, soluzioni demagogiche come le ronde paventate da qualcuno”. Il leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini ricorda che AN aveva denunciato da tempo la situazione di degrado presente nel quartiere dell’omicidio. “Chiedo a Veltroni e Rutelli di spiegare perché la stazione Tor di Quinto è stata lasciata in queste condizioni. Non possono dire “Non sapevamo. Sapevano benissimo”, ha detto Fini. Dalla Lega Nord invece si afferma che “il buonismo penoso e la tolleranza non servono a nulla… ci vuole una pena non solo esemplare, ma dolorosa per l’assalitore e per tutta la sua famiglia”. Diametralmente opposto invece è il parere espresso dal premio Nobel Dario Fo: “Abbiamo visto dove abitano? Cosa mangiano? Come sopravvivono, senza acqua, senza luce elettrica? Questa gente è abbrutita e lo sarà sempre di più contro noi benestanti occidentali, che li mortifichiamo fino al livello di farli vivere così senza tentare loro di offrire un’alternativa”. Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana monsignor Angelo Bagnasco invece crede che “tutti abbiano bisogno di una educazione seria, approfondita alla legalità, i valori fondamentali della convivenza, senza i quali si scivola inevitabilmente in tragedie come questa”.

Le reazioni in Romania

La Romania è sotto shock per quanto accaduto a Roma e vive questa esperienza con sentimenti misti di rabbia e vergogna. In una piazza di Bucarest la TV privata Realitatea ha cominciato a raccogliere i messaggi di molti cittadini che vogliono esprimere il proprio sdegno per l’orrendo delitto e la propria solidarietà alla famiglia di Giovanna Reggiani e all’Italia intera. Sabato mattina si trasmettono in diretta i funerali di Giovanna Reggiani. In molti si fermano per un attimo di raccoglimento. In molti chiedono di non giudicare un popolo attraverso il gesto di criminale. Anche il premier Tariceanu sembra essere dello stesso avviso quando ricorda che “si rischia di snaturare totalmente la percezione sui romeni. Il 99% dei nostri connazionali in Italia è gente che lavora e vive onestamente”. Tariceanu ha poi dichiarato che “le autorità romene si impegnano al massimo per risolvere i problemi creati dai delinquenti in Italia, ma il modo in cui sarà affrontata la situazione dipende principalmente dal governo italiano. Facciamo tutto quello che possiamo fare, ma non possiamo portare i romeni a casa con la forza”. A chi sottolinea l’origine etnica rom e non romena del presunto aguzzino di Tor Quinto, il cosidetto re degli zingari Florin Cioaba ricorda che “il problema dei rom va risolto in Romania e non in Italia. Servono leggi che garantiscano una migliore protezione sociale, posti di lavoro, progetti e fondi che li aiutino, così non emigreranno più. La criminalità non ha nazionalità”. Sul quotidiano Evenimentul Zilei anche lo scrittore Mircea Cartarescu commenta in modo severo queste capziose distinzioni etniche: “Non illudiamoci, il problema dell’immagine della Romania nel mondo non è rappresentato dagli zingari, da qualche scellerato che ruba, uccide o violenta, e nemmeno dallo sciovinismo italiano o inglese. Il vero problema è il nostro fallimento morale, la nostra mancanza di onestà e di correttezza nelle faccende di tutti giorni. La nostra decadenza come popolo, visibile nell’ambito politico interno e nella nostra pessima immagine all’estero, è il prodotto della mancanza di freni morali in un numero enorme di romeni, vittime di una assenza cronica di educazione”. Secondo il ministro dell’Interno Cristian David, il problema della criminalità romena in Italia non può essere risolto unicamente attraverso la cooperazione tra le autorità dei due paesi è necessaria infatti un’iniziativa italiana per l’integrazione dei cittadini romeni di etnia rom che vivono in Italia. L’ambasciatore italiano a Bucarest Daniele Mancini, citato in un articolo pubblicato dal Secolo XIX, ricorda però che in Romania si fa ancora troppo poco per impedire il trasferimento in Italia di persone destinate a delinquere. “Ogni giorno – spiega l’ambasciatore – partono senza che nessuno controlli decine di pullman diretti oltre confine. Basterebbe che un agente ogni tanto facesse il giro di quei passeggeri”. Un primo frutto della collaborazione tra Romania ed Italia è stato segnalato dal ministro della Giustizia Tudor Chiuariu che ha concordato con il collega Clemente Mastella il trasferimento entro fine anno di circa 100 cittadini romeni condannati in Italia, che sconteranno la pena residua in Romania. Stando ad un comunicato del Ministero della Giustizia romeno, altri 100 condannati romeni saranno trasferiti in Romania nel 2008.

Agguato contro lavoratori romeni

Dopo l’arresto di Mailat, l’atmosfera a Roma non si tranquillizza. Venerdì sera, quattro lavoratori romeni sono stati aggrediti in un quartiere della periferia da un gruppo di italiani. È un agguato organizzato. Una delle vittime finisce in ospedale in condizioni gravi anche se non in pericolo di vita. L’episodio avviene dopo le 20 nella zona di Tor Bella Monaca, nel parcheggio di un supermercato dove sono soliti riunirsi cittadini stranieri. Gli aggressori sono stati 7-8, indossavano caschi e passamontagna ed erano armati di bastoni, spranghe e coltelli. Dei quattro romeni, uno è stato accoltellato ed è ricoverato in prognosi riservata al Policlinico di Tor Vergata. Altri due sono stati ricoverati nell’ospedale di Frascati: uno è stato poi dimesso, mentre l’altro – che ha un trauma cranico e ferite da taglio – è rimasto sotto osservazione. L’aggressione è stata condannata con sdegno da tutte le forze politiche italiane. Il primo ministro Tariceanu, visibilmente accigliato, ha dichiarato alla TV pubblica di sperare in un maggiore controllo delle parole per evitare che dichiarazioni troppo emotive alimentino episodi come quello di Tor Bella Monaca. Sagge parole perché dalle ronde improvvisate ai pestaggi indiscriminati il passo è breve.

Basescu boccia il decreto del Governo italiano

Il presidente romeno Traian Basescu domenica scorsa ha condannato gli attacchi contro i propri connazionali in Italia e ha criticato senza mezzi termini il decreto per le espulsioni approvato venerdì dal governo italiano: “Misure improvvisate che generano paura e risvegliano l’odio. Strumenti che possono essere iniqui e possono causare altri effetti rispetto a quelli sperati”, ha detto Basescu riferendosi al provvedimento adottato dal Governo italiano. “In qualità di capo dello Stato romeno – ha aggiunto Basescu – condanno ogni violazione della legge commessa da un cittadino romeno in Romania e all’estero. Ma condanno pure ogni atto di violenza diretto contro cittadini romeni ed ogni discorso che inciti la gente a non rispettare i diritti civili dei romeni ovunque si trovino nell’Unione Europea”.

Daniele Pantaleoni


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