No. 300  14-20 novembre 2007

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Romania-Italia, la politica al lavoro per sanare la crisi

    Dieci giorni dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani. Il presunto colpevole Romulus Mailat rimane in carcere. Dice di non avere ucciso, ma solo rubato. Iniziano le prime espulsioni di pregiudicati romeni dall’Italia. Qualche testa calda a Roma brucia l’esercizio commerciale di una famiglia romena. A Bucarest si risponde con una manifestazione di protesta davanti all’Ambasciata Italiana. L’accusa rivolta all’Italia è di xenofobia. La politica entra in gioco per allentare una crisi che rischia di aggravarsi sempre di più. Dieci giorni dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani. Il presunto colpevole Romulus Mailat rimane in carcere. Dice di non avere ucciso, ma solo rubato. Iniziano le prime espulsioni di pregiudicati romeni dall’Italia. Qualche testa calda a Roma brucia l’esercizio commerciale di una famiglia romena. A Bucarest si risponde con una manifestazione di protesta davanti all’Ambasciata Italiana. L’accusa rivolta all’Italia è di xenofobia. La politica entra in gioco per allentare una crisi che rischia di aggravarsi sempre di più. In ballo non c’è solo la questione sicurezza, ma anche un interscambio commerciale che vale 12 miliardi di euro l’anno e migliaia di posti di lavoro, in Romania e in Italia. Il primo a volare a Bucarest è il ministro per lo Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani. Poi, dalla Romania parte verso Roma il premier Calin Popescu Tariceanu. Qui incontrerà il premier Prodi ma anche Benedetto XVI. Dall’incontro tra i primi ministri dei due paesi escono promesse di cooperazione e una lettera comune da inviare al commissario Barroso, che gradisce ma non risparmia delle critiche sferzanti alla politica italiana. Nel frattempo, il dibattito si allarga fino alle regioni, dove il dialogo con il commissario europeo sembra essere più efficace. E i toni polemici iniziano a smorzarsi.

Bersani incontra Vosganian

Il ministro Pier Luigi Bersani, la scorsa settimana, si è recato in visita a Bucarest per discutere i rapporti economici fra l’Italia e la Romania alla luce dei tragici eventi di Roma. Bersani ha incontrato il ministro dell’Economia, Varujan Vosganian, con il quale ha discusso di collaborazione intergovernativa in materia di Fondi strutturali e gemellaggi istituzionali. Con il premier Calin Popescu Tariceanu invece ha affrontato il tema della sicurezza e dei flussi migratori. Durante l’incontro con il ministro dell’Economia romeno, Bersani ha dichiarato che “la cooperazione economica tra Romania e Italia è prospera e potrà continuare a crescere perché i rapporti tra i due Paesi sono favorevoli”. “I nostri due Paesi sono amici e hanno un quadro di collaborazione economica straordinaria, che può crescere ulteriormente con un’utilità reciproca – ha sottolineato Bersani – in particolare nei progetti comuni che implicano la presenza italiana nel settore energetico romeno, nei progetti di difesa e nelle dotazioni all’esercito”. Da parte sua il ministro Vosganian ha confermato che “l’Italia si conferma il partner numero uno per la Romania e vi sono favorevoli auspici per uno sviluppo ulteriore”. Il ministro Bersani ha poi ricordato che se in Italia ci sono 22mila imprese italiane che “danno lavoro a 800mila romeni, dall’altra parte aumenta sempre di più in Italia, la presenza di imprese e attività romene che sono ormai 17mila”.

L’incontro Prodi-Tariceanu

Il premier Tariceanu la scorsa settimana si è recato a Roma per incontrare il presidente del Consiglio Romano Prodi. All’uscita dal vertice organizzato a Palazzo Chigi, Prodi ha ricordato l’amicizia esistente tra il popolo romeno e quello italiano e poi ha illustrato le misure decise di comune accordo con il premier romeno. “I fenomeni criminali – ha detto Prodi nel corso della conferenza stampa al termine dell’incontro con Tariceanu – non hanno nulla a che vedere con la nazionalità di chi li compie”. Nessuna strumentalizzazione, quindi: “Guai a confondere lavoratori onesti e chi cerca di dare un’opportunità a chi vuole costruirsi un avvenire. Oggi – ha aggiunto Prodi – abbiamo deciso molte misure per migliorare la collaborazione bilaterale. Da parte nostra, abbiamo chiarito che non intendiamo espellere in massa nessuno”, ha assicurato Prodi, sottolineando però la ferma intenzione di applicare le regole previste, come “è naturale per un paese che è uno stato di diritto”. Il premier italiano ha ricordato che “le misure assunte la scorsa settimana non erano misure improvvisate – come affermato dal capo dello stato romeno –, ma coerenti per un paese che vuole rispondere alle esigenze di sicurezza dei propri cittadini”. Prodi ha annunciato una serie di misure concrete che verranno attuate presto e per le quali è stata anche chiesta la collaborazione dell’Unione Europea, con una lettera scritta assieme al premier Tariceanu e inviata al presidente della commissione Barroso.

La lettera a Barroso

Per rendere razionali i flussi migratori serve una politica comunitaria, è quanto hanno scritto il primo ministro Romano Prodi e il premier Calin Popescu Tariceanu nella lettera indirizzata al presidente della commissione europea José Barroso. Ecco il testo completo della lettera: “Come lei sa, negli ultimi anni i movimenti transfrontalieri tra gli Stati membri dell’Unione si sono intensificati significativamente. L’ondata di emozione suscitata in Italia e in Romania a seguito del brutale assassinio attribuito a un cittadino romeno di origine rom, oltre che a seguito delle reazioni razziste che ciò ha scatenato contro un’intera popolazione, non è che un esempio dei problemi che possono emergere in una situazione di tensione. Ci sembra evidente che gli Stati membri i cui cittadini si stabiliscono in gran numero sul territorio di altri Stati membri, oltre che gli Stati membri destinatari, non hanno, da soli, i mezzi per fare fronte alle difficoltà che ne derivano. I primi non possono impedire ai loro cittadini di esercitare il loro diritto alla libera circolazione, mentre i secondi non sono in grado di assorbire un numero importante di persone, a volte sprovviste di mezzi adeguati. Sulla base di queste considerazioni, attiriamo la sua attenzione sul fatto che si tratta di un tipico caso per il quale la risposta più efficace deve venire dall’Unione Europea. Riteniamo che l’approccio a questa problematica dovrebbe prendere in considerazione due aspetti: l’integrazione sociale delle popolazioni meno favorite oltre che la cooperazione tra gli Stati membri in termini di gestione dei movimenti della propria popolazione. In primo luogo, sarebbe auspicabile lavorare a partire dai programmi comunitari esistenti per prevedere la possibilità di renderli più mirati e di potenziarli quando la situazione lo richiede. I programmi di sviluppo e di aiuto sociale attualmente in vigore nel quadro dei fondi strutturali e concernenti i Paesi di provenienza, per esempio, potrebbero essere rafforzati per venire incontro ai fenomeni più problematici, come i flussi migratori che riguardano l’etnia rom. In questo contesto, dato che una parte significativa delle persone che creano problemi in termini di gestione dei propri movimenti a livello di UE sono di origine rom, invitiamo la Commissione europea a riflettere su una Strategia europea per l’inclusione dei rom, che fornirà la base per lanciare nuove iniziative o per completare le iniziative già esistenti in termini di inclusione sociale delle popolazioni meno favorite. In secondo luogo sarà bene lavorare sulle disposizioni europee esistenti che regolano il ritorno, a partire dagli Stati membri di destinazione, di persone che non soddisfano le condizioni per rimanere. Queste disposizioni possono essere completate, per esempio, rendendo più efficace la cooperazione tra Paesi d’origine e di destinazione, sempre rispettando il diritto alla libera circolazione. È molto importante stabilire un modello di cooperazione che possa consentire una migliore conoscenza dei movimenti di popolazione a livello europeo. Sottoponiamo queste osservazioni alla sua considerazione, signor Presidente, nella speranza che la Commissione si possa fare promotrice di una risposta adeguata e rapida a questo genere di problemi, facendo perno, tra l’altro, sulla flessibilità che gli strumenti comunitari consentono in situazioni sensibili”.

Tariceanu incontra il Papa

Il premier romeno Calin Popescu Tariceanu, durante la visita romena, è stato accolto in Vaticano dal Pontefice Benedetto XVI. Calin Popescu Tariceanu, accompagnato dalla moglie, aveva chiesto questo incontro volendo ringraziare il Papa e la Chiesa per quanto fanno a sostegno degli immigrati sia concretamente sia per la promozione di una cultura della tolleranza e dell’accoglienza. Il colloquio, durato una decina di minuti, si è svolto al termine dell’udienza generale, in una saletta attigua all’Aula Paolo VI. Nella stessa giornata, il primo ministro ha accordato un’intervista a Radio Vaticana, in cui ha spiegato di essere “un po’ deluso per le posizioni prese da alcune personalità politiche italiane ed anche talora dalla gente comune riguardo al popolo romeno. “È vero – ha proseguito il premier Tariceanu – che ci sono delle persone che per i loro atti criminali hanno creato una reazione ed una emozione molto viva in Italia ed io personalmente sono desolato per le azioni compiute da queste persone, ma non credo che sia logico mettere sullo stesso piano delle persone che commettono reati con un popolo intero, con tutti quei romeni che lavorano in Italia e che sono riconosciuti ed apprezzati per il loro lavoro onesto”. Il primo ministro ha poi spiegato di credere che “esista una responsabilità condivisa tra coloro che hanno commesso i crimini e che devono essere giudicati e puniti secondo la legge vigente, ma anche – e questa è un altro tipo di responsabilità – tra le autorità italiane”. “Penso, ha proseguito il premier romeno, alle autorità locali che hanno guardato con poco interesse ad una realtà sociale così complessa, credendo di risolvere una emergenza sociale con la creazione di campi per le persone immigrate da altri Paesi”. Tariceanu ha concluso l’incontro di Radio Vaticana affermando: “Non c’è una legislazione europea che può impedire la libera circolazione. Il valore, il più riconosciuto, dell’Unione Europea è proprio quello della libera circolazione delle persone. Per quanto riguarda le persone che verranno coinvolte in questa decisione di allontanamento dall’Italia verso il loro Paese di origine, la giustizia romena deciderà riguardo alla reale necessità di applicazione di queste misure restrittive e riguardo all’obbligo di non abbandonare il proprio Paese per un periodo prestabilito”

Il dialogo tra le regioni funziona meglio

Le Regioni d’Europa, riunite a Udine per l’assemblea generale della loro associazione (ARE) hanno chiesto ai governi maggiore attenzione per la sicurezza e per i diritti delle minoranze. L’assemblea dell’ARE, che ha raccolto nel capoluogo friulano circa 500 delegati di oltre 150 delle 260 regioni comunitarie e non aderenti, ha deciso di esprimere la sua posizione sulla “questione romeno-italiana” attraverso una dichiarazione comune proposta dal presidente della contea romena del Timis, Constantin Ostaficiuc, in cui si insiste sui temi dell’integrazione e dell’immigrazione. “I fatti in Italia e Romania, ai primi di novembre 2007, riguardanti la comunità di Roma, – si legge nel testo – dimostrano sia l’importanza dei principi enunciati in questa dichiarazione che il bisogno urgente di un’azione coordinata fra tutti i livelli di governo. Molte minoranze etniche sono presenti in numerosi Paesi europei. L’Europa deve quindi prendere l’iniziativa e incoraggiare la cooperazione tra tutti i Paesi e tutti i livelli: regionale, nazionale ed europeo”. Nella stessa occasione, il presidente della regione Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy ha ricordato che “non c’è più ragione di mantenere norme speciali per i Rom”, e ha affermato di non condividere “la caccia al romeno quando sono in migliaia i romeni che lavorano e sono persone per bene, mentre delinquono anche immigrati di altri paesi o gli stessi italiani”.

Barroso accusa l’Italia

Presente all’incontro delle regioni europee organizzato a Udine, il commissario europeo José Manuel Barroso pur compiacendosi della buona cooperazione stabilita tra Italia e Romania, di cui la lettera comune dei due premier è una prova, crede che la responsabilità per la soluzione della crisi sia anzitutto nazionale, delle regioni e delle autorità locali. Barroso, inoltre, ha ricordato che la Commissione Europea ha messo in campo strumenti finanziari e normativi per affrontare i problemi specifici dell’integrazione della comunità rom. “In totale la UE ha già stanziato 275 milioni di euro e in più dato sessanta milioni a Bulgaria e Romania per questo obiettivo nella strategia di pre-adesione. Per la Spagna sono stati pagati 52 milioni di euro, per la Polonia 8 milioni e mezzo, per la Repubblica Ceca oltre 4 milioni, per l’Ungheria quasi un milione. Mentre l’Italia non ha mai chiesto di accedere a questi programmi. Tocca ai governi chiedere i finanziamenti. Noi non possiamo certo imporli”, ha spiegato Barroso in un’intervista concessa alla Repubblica. Anche sul decreto sicurezza il commissario non lesina le critiche: “Quanto agli strumenti normativi, la legislazione europea, con la direttiva del 2004, stabilisce già meccanismi che consentono di agire quando un cittadino di un altro stato membro minaccia l’ordine pubblico, e consente anche di rimpatriarlo”. “Se uno stato membro lascia che si creino delle favelas, che cosa può fare la Commissione? Lo ripeto: è una responsabilità nazionale e locale”, ha concluso José Manuel Barroso.

Daniele Pantaleoni


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