No. 302  28 novembre - 4 dicembre 2007

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Indifferenza verso Europarlamento e referendum

    Domenica 25 novembre, i cittadini romeni per la prima volta hanno scelto i loro rappresentanti per il Parlamento Europeo. Dallo scorso primo gennaio, infatti, giorno della storica adesione all’UE, la Romania aveva temporaneamente inviato a Bruxelles 35 rappresentanti, non eletti ma nominati dal Parlamento di Bucarest. I nuovi eletti siederanno all’Europarlamento sino alle prossime elezioni europee del giugno 2009. Gli elettori sono stati chiamati alle urne anche per esprimesi in merito al referendum promosso dal presidente Traian Basescu sull’introduzione del voto uninominale per sostituire le liste di partito a partire dalle prossime elezioni politiche del 2008. La campagna elettorale in Romania era cominciata il 26 ottobre, concentrandosi principalmente sui temi del miglioramento del tenore di vita, sulla libertà di movimento all’interno dell’UE e sul sistema elettorale. Per la prima volta hanno potuto partecipare al voto oltre ai cittadini romeni anche i cittadini comunitari che risiedono in Romania. Per le elezioni europee, cui hanno preso parte 13 partiti, si è applicato il sistema proporzionale con uno sbarramento al 5%. Lo scorso mese di ottobre, il presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Pöttering aveva invitato i cittadini romeni “a partecipare in massa” alle euroelezioni. “Il voto del 25 novembre rappresenta la possibilità di affermare l’importanza del proprio paese all’interno dell’Unio-ne Europea. Il vostro futuro è il nostro comune futuro, e il nostro comune futuro è l’Europa”, aveva dichiarato Pöttering, esprimendo un entusiasmo che, alla luce dei primi risultati del voto, sembra smentito dalla freddezza e indifferenza con cui i romeni hanno partecipato alle elezioni.

I risultati degli exit poll

Il primo risultato ufficiale uscito dalle urne segna una sconfitta generalizzata della politica romena. Meno del 27% dei cittadini, infatti, si è recato a votare. Un segnale di disaffezione verso il mondo dei partiti, ma anche nei confronti del leader potenziale dell’antipolitica: il presidente Traian Basescu.

Con una simile presenza, l’operazione referendum orchestrata da Traian Basescu sotto il segno della rivolta contro la partitocrazia viene mestamente archiviata e poco conta che di quel 27% di votanti, ben l’80,9%, secondo l’exit poll del Centro per lo Studio dell’Opinione Pubblica (CSOP), abbia sostenuto la proposta presidenziale di introduzione del voto uninominale a doppio turno. Manca il quorum e il referendum è annullato. Per le europee invece dai primi exit poll la vittoria è andata al Partito Democratico (PD) appoggiato da Basescu che raccoglie, come previsto dai sondaggi, il 31,5% dei consensi. Secondo la proiezione fornita dal CSOP al Partito Socialdemocratico (PSD) dovrebbe andare il 21,1% dei consensi, al Partito Nazionale Liberale il 15,6%, al Partito Liberale Democratico – il 6,9%. L’Unione Democratica dei Magiari di Romania otterrebbe un 6,2%. Sotto la soglia di sbarramento ci sarebbero il Partito Nuova Generazione (PNG) con il 4,6%, la formazione del dissidente ungherese Laszlo Tokes – 3,7%, il Partito Grande Romania PRM – 3,4%, Partito Conservatore – 2,4%, il Partito Iniziativa Nazionale – 1,6%, il Partito Nazionale Agrario Cristiano Democratico (PNTCD) – 1,5%, il Partito Rom Pro Europa – 0,9%, i Verdi – 0,3%, l’Alleanza Socialista – 0,2%. Non molto diversi i risultati diffusi da un altro exit poll affidato dalla TV Antenna 3 alla società demoscopica che assegna al PD un 32,7% seguito dal PSD al 21,40%. Al terzo posto il partito del premier Tariceanu, il PNL, con il 14,60%, gli “scissionisti” del PLD ottengono un buon 6,60%, l’UDMR – 6,30%. Sotto la soglia di sbarramento PC – 4,20%, PNG – 4,20%, PRM – 3,60%, Laszlo Tokes – 3,30%, PIN – 1,40%, PNTCD – 0,9%, Pro Europa – 0,6%. Per avere i risultati ufficiali si dovrà attendere almeno fino a mercoledì.

Daniele Pantaleoni


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