No. 305  19-25 dicembre 2007

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Fernandez-Ansola: Uscire dall’impasse delle riforme strutturali è essenziale per la Romania

    Per la Romania sarà indispensabile uscire dall’empasse delle riforme strutturali, dopo un anno con scarsi risultati in questa direzione, mentre credere che i le cose andranno bene perché così è stato fino ad oggi è la principale minaccia nei confronti del paese. Lo ha affermato, Juan Jose Fernandez-Ansola, il rappresentante del Fondo Monetario Internazionale a Bucarest in un’intervista rilasciata la scorsa settimana. Allo stesso tempo, il punto forte dell’economia in Romania è rappresentato da un settore privato molto dinamico e per questo le autorità dovrebbero continuare a migliorare le condizioni del mondo del mercato e ridurre la burocrazia, afferma, nell’intervista, il rappresentante del Fondo Monetario Internazionale per la Romania e la Bulgaria, Juan Jose Fernandez-Ansola. Il 2007, secondo il rappresentante del FMI, è stato caratterizzato da diversi fattori positivi che hanno contribuito alla produzione di una crescita economica forte, ma inferiore a quella del 2006. Si tratta di un rallentamento, inevitabile, che porta ad una crescita più sostenibile. Allo stesso tempo, il 2007 è stato caratterizzato da un rallentamento delle riforme, e gli obiettivi che devono essere perseguiti in modo prioritario si riferiscono alla stabilità macroeconomica, mediante la registrazione di una crescita sostenibile e il ritorno a livelli contenuti di inflazione e al rinvigorimento delle riforme per il medio periodo, ha spiegato, Juan Jose Fernandez-Ansola. Di seguito riportiamo degli stralci dell’intervista con il rappresentante a Bucarest del Fondo Monetario Internazionale.

- Cosa pensa dell’evoluzione dell’economia romena dopo un anno dall’adesione all’Unione Europea, rispetto all’anno precedente?

- Quest’anno c’è stata una confluenza di fattori positivi, almeno fino alla metà dell’anno che ha prodotto una forte performance economica, in particolare rispetto alla crescita. A partire da agosto-settembre abbiamo visto delle evoluzioni preoccupanti: l’inflazione è cresciuta in modo significativo, e il deficit di conto corrente è continuato a approfondirsi in un ritmo che mi pare insostenibile.

- Crede che esistano delle possibilità di crescita economica anche nel processo di riforma, dopo che la Romania è diventata membro della UE, evento che potrebbe essere correlato ad un determinato rilassamento delle autorità?

- Un rallentamento della crescita economica era inevitabile, rispetto al tasso eccezionale dello scorso anno, e notiamo che questa riduzione porta a livelli di crescita più sostenibili. Per quanto attiene alle riforme, sinceramente, non ne ho viste molte quest’anno. Mi è difficile stabilire se questo fatto dipenda da un evento particolare. I rappresentanti del Governo sono più indicati di me a rispondere a questa domanda.

- Quando parla di riforme, a cosa si riferisce?

- Quando si parla di riforme puoi pensare a una moltitudine di aspetti, non solo economici. Mi sovvengono due o tre cose che la Romania dovrebbe fare. E queste riguardano la crescita della produttività, l’agevolazione degli investimenti, in particolare degli investimenti stranieri diretti, e lo sviluppo del capitale umano. Uno dei compiti da risolvere riguarda il settore energetico, un settore essenziale. La modernizzazione di questo settore necessità investimenti importanti. E mi riferisco solo ad alcune compagnie, non al settore energetico nel suo insieme. L’apertura e la modernizzazione di questo settore condurrà alla crescita della produttività e dell’economia. Un secondo aspetto riguarda il mercato del lavoro. E in questo caso, ci sono 2-3 soggetti importanti: la partecipazione al mercato del lavoro, il salario minimo e la mobilità dei lavoratori. Nelle fasce delicate dei giovani e delle persone anziane c’è bisogno di stimoli che portino alla crescita della preparazione sul mercato del lavoro. Rispetto al salario minimo, tutti vorrebbero vederlo crescere. ma se si alza troppo si crea una barriera, soprattutto per i giovani che entreranno nel mondo del lavoro a un livello salariale basso. Non bisogna creare barriere all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. In una economia che si sviluppa in velocità c’è bisogno di flessibilità settoriale e geografica e le autorità dovrebbero provvedere affinché la sicurezza sul lavoro non conduca all’inflessibilità e alla riduzione della crescita. La stessa cosa riguarda anche la mobilità geografica della forza lavoro. Il ritmo degli investimenti è molto dinamico e si sviluppano concentrazioni di produzione in molte aree del paese. Al posto di cambiare le sedi di queste concentrazioni - un processo naturale per il mercato - bisognerebbe facilitare lo sviluppo di infrastrutture adeguate a dei mercati dinamici per l’affitto degli appartamenti. Un ultimo aspetto, lo sviluppo del capitale umano, necessita la riforma del sistema di insegnamento, in modo che sia più ricettivo al mondo che cambia e del sistema sanitario. Un terzo problema riguarda il settore pubblico. Un’economia come la Romania ha bisogno di un’amministrazione pubblica efficiente e moderna. Una riforma seria del settore pubblico rimane una priorità per lo stato. Inoltre vi è il problema della prevedibilità delle politiche del settore pubblico. Per un’organizzazione efficiente, il settore privato deve sapere esattamente cosa attendere dalle politiche pubbliche. Per questo, vanno sviluppati, e comunicati alla popolazione, in modo trasparente, pacchetti di politiche precise. Se il settore pubblico è riformato per diventare più efficiente e ricettivo, e se si applicheranno politiche serie e credibili, il settore pubblico potrà concorrere alla crescita economica.

- Quale potrebbe essere il vero obiettivo della Romania per i prossimi 2-3 anni?

Vorrei ricordare due obiettivi: la stabilità macroeconomica, che significa una crescita sostenibile e il ritorno a livelli ridotti d’inflazione, e il rinvigorimento delle riforme, nel medio periodo. Per quanto concerne questo ultimo punto, è essenziale uscire dall’impasse delle riforme strutturali, inclusi il settore energetico e il mercato del lavoro. La crescita dell’efficienza del settore pubblico contribuirebbe allo sviluppo delle infrastrutture, così necessaria. Similmente, il settore privato, è sempre più dinamico e ha bisogno di prospettive più stabili e prevedibili, il che significa lo sviluppo di una fiscalità nel medio periodo credibile, con politiche e obiettivi ben elaborati.

- Qual è la principale minaccia per l’economia della Romania?

- Credere che le cose possano andare bene solo perché così è stato fino a ad oggi. Questo approccio è molto rischioso, perché le autorità potrebbero assumere un atteggiamento di autocompiacimento e credere che un pilota automatico è sufficiente per la Romania, senza bisogno di fare altro. Non è sufficiente, e c’è bisogno di politiche pensate in modo attento nel caso di due problemi essenziali. In primo luogo, si tratta di squilibri interni, che si sviluppano in un ritmo accelerato, si manifestano attraverso anche l’inflazione, ad esempio, e devono essere risolti. In secondo luogo, il mercato internazionale sta subendo una rapida regressione, processo che deve essere seguito molto attentamente. In ogni caso, solo un quadro vigoroso di politiche economiche e la loro ferma applicazione offrirà alla Romania un livello di protezione sufficiente contro l’eventuale inversione della dinamica del settore privato, qui e all’estero. Se questo livello minimo di prevenzione non oggi non è adottato, la cura in futuro dovrà essere più cara e dolorosa. Inoltre in chiusura consiglierei alle autorità di non lasciare che i dibattiti sulle politiche economiche interne possano distogliere l’attenzione dal monitoraggio serio delle evoluzioni internazionali e del loro impatto sulla Romania. In questo senso, ciò che si ignora ti può danneggiare.

- E il punto forte della Romania?

- Senza dubbio, il settore privato dinamico e pieno di risorse. Per incoraggiare questo dinamismo, le autorità dovrebbero migliorare il mondo degli affari, sviluppare le infrastrutture e ridurre la burocrazia.

- Il rating della Romania potrebbe migliorare o dobbiamo attenderci un peggioramento?

- Non vorrei esprimermi prima che lo facciano le agenzie di rating. Se la Romania adotterà le misure di prevenzione appena elencate, credo che i rating potrebbero essere migliorati. Dipende solo dalle autorità romene, non tanto dalle agenzie di valutazione del rischio che reagiscono solo a quel che vedono nel paese.

- Che cosa il Governo non dovrebbe fare in via assoluta nell’anno elettorale 2008?

- Non so cosa farà o non farà il Governo il prossimo anno e non voglio dare giudizi in anticipo. Desidero però fare un parallelismo che spero non risulti troppo azzardato. Quando i pazienti si recano dal medico hanno un desiderio o un’aspettativa minima: che il dottore non faccia loro del male. Si. E questa credo sia l’aspettativa minima dei romeni verso il governo: non subire del male. A mio avviso, ciò in Romania significa due cose. In primo luogo calibrare la finanziaria per far fronte alla crescita della domanda del settore privato e costruire riserve che proteggano contro l’apparizione di eventuali crisi. Questo punto significa un deficit di bilancio più basso rispetto al 2007. Secondariamente c’è bisogno di una politica salariale e delle pensioni che limiti il rischio di aumenti che vadano oltre la produttività. Il mondo è più a rischio rispetto a sei mesi fa e il Governo dovrebbe rendersene conto.

- Crede che l’attuale situazione necessiti di un cambio del governo?

- Non sono in grado di dirlo. In Romania esiste un processo democratico. I commenti si possono fare in altro modo. Questo governo risponde alle aspettative dei romeni? Il processo democratico lo dirà di qui a poco. Per quanto riguarda il FMI, abbiamo delle relazioni eccellenti con l’attuale amministrazione. Allo stesso tempo però desideriamo vedere delle politiche coerenti e ben strutturate. Vorremmo, similmente, un’implementazione più decisa delle politiche per la soluzione dei disequilibri economici emergenti. Il deficit di conto corrente cresce. Cresce velocemente anche il debito estero. Le politiche economiche più robuste e una loro seria implementazione sono necessarie affinché la vulnerabilità non si trasformi in crisi. Gli sforzi modesti per la prevenzione sono preferibili ai grossi investimenti per la cura a crisi scoppiata. Sono sicuro che la popolazione della Romania è cosciente di questo fatto.

- Lei è stato capo missione in Bosnia-Herzegovina, Repubblica Ceca e si Slovenia. Conosce bene questa regione. Qual è il livello di corruzione della Romania se comparata agli altri paesi dell’area?

- E difficile misurarlo. Quando parliamo di corruzione, credo si parli di sottosviluppo delle istituzioni e di mancanza di trasparenza del sistema. A mio avviso, i due aspetti chiave, su cui devono fondarsi i paesi sviluppati sono la trasparenza, che permetta il monitoraggio delle attività del settore pubblico e le attività del settore privatore e la responsabilità. La maggioranza di questi aspetti si trova sotto l’ombrello della cosiddetta “governance” nel settore pubblico e privato. L’istituzione da me rappresentata, FMI, valuta continuamente la propria “governance”. E credo che sia importante farlo anche in tutti i paesi. Non so se sia accaduto in Slovacchia o Repubblica Ceca, ma lo dico per esperienza propria, in Slovenia ha compiuto dei grossi sforzi per migliorare l’amministrazione pubblica, care sono più trasparenti e più responsabili, sia nel dominio pubblico, sia in quello privato, e la gente lo apprezza. Credo che lo sviluppo di istituzioni forti dipenda anche dal livello dei redditi di un paese. Una volta risolti i problemi di base dei redditi, la gente comincia a chiedere delle istituzioni forti perché uno sviluppo del genere migliora la società. Credo che con l’aumento dei salari in Romania, crescerà anche la domanda per lo sviluppo delle istituzioni, e in particolare, e l’assunzione di responsabilità per le cose che non sono state fatte correttamente nel settore pubblico e in quello privato.


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