No. 308  23-29 gennaio 2008

Prima pagina
















Numero visitatori
dal 16 augosto 2001
968228


26 visitatori online

Archivio Gazzettino

Gazzettino No. 333
(16-22 luglio 2008)


Gazzettino No. 331
(9-15 luglio 2008)


Gazzettino No. 330
(2-8 luglio 2008)


Gazzettino No. 329
(25 giugno - 1 luglio 2008)


Archivio generale  


 Indietro   Stampa immagine  


Immigrati romeni in Italia: Uno su tre vuole tornare in Romania

    Un immigrato romeno su tre tra quelli che si trovano in Italia ha intenzione di tornare “definitivamente” in Romania nei prossimi due anni. È quanto risulta da un sondaggio presentato la scorsa settimana a Bucarest dall’Agenzia delle strategie del governo romeno. Tra gli immigrati, il 23% degli intervistati pensa di ritornare in patria per aprire un’attività in proprio, mentre il 31% desidererebbe costruire una casa in Romania. Questi progetti potranno probabilmente realizzarsi, considerato che la maggior parte degli immigrati romeni sostiene di guadagnare sette volte in più di quello che aveva nella busta paga nel paese d’origine. Secondo lo studio condotto tra novembre e dicembre 2007 su 1.066 persone, il 35% degli intervistati ha affermato di volere “ritornare definitivamente in Romania nei prossimi due anni”, mentre il 21% ha dichiarato al contrario di volere “restare definitivamente in Italia. Secondo i dati raccolti dallo studio, il 57% dei romeni lavora regolarmente in Italia, il 23% ha un posto di lavoro stabile ma è pagato al nero, il 5% svolge delle attività occasionali, mentre l’8% sono casalinghe o disoccupati. Solitamente i lavoratori romeni sono occupati nell’edilizia (24%), nel lavoro domestico (12%), nel commercio (8%) o nell’assistenza agli anziani (7%). Più del 70% dei romeni è arrivato in Italia tra il 2001 e il 2007 e spesso inizialmente aveva soggiornato in altri paesi europei prima di stabilirsi in Italia. L’identikit del lavoratore romeno è il seguente: circa 33 anni (per gli uomini e per le donne), senza una laurea, proveniente dalle zone del nord del Paese (dalla Moldavia o dalla Transilvania). Soltanto il 7% ha una laurea, ma il 72% ha un diploma di liceo o di scuola professionale. L’indagine statistica rileva inoltre che i romeni che si trovano in Italia “mantengono relazioni strette” con i parenti rimasti in Romania. Il 51% invia denaro alla famiglia almeno due o tre volte all’anno, mentre il 70% ritorna in Romania almeno una volta all’anno. Secondo lo studio, realizzato dopo l’aggressione mortale ai danni di Giovanna Reggiani da parte di un cittadino romeno, il 63% degli intervistati ha risposto che i mass media italiani hanno presentato in modo “tendenzioso e sbagliato” l’accaduto ed il 72% ritiene che l’immagine che gli italiani hanno degli immigrati romeni “si è deteriorata” dopo l’omicidio di Roma. Il 22% degli intervistati pensa che non sia cambiato nulla e circa il 33% crede giustificato il decreto per le espulsioni dei cittadini comunitari varato dal governo italiano subito dopo il caso Reggiani. Il 92% degli immigrati afferma di seguire i casi che vedono protagonisti romeni che non rispettano le leggi italiane. Il sondaggio rivela che i romeni generalmente si considerano integrati nella società italiana, il 67% ha un’opinione buona o ottima dei datori di lavoro italiani, il 92% ha un buon rapporto con i vicini e il 94% pensa di conoscere la lingua italiana abbastanza bene per cavarsela nella vita di tutti i giorni. Il 78% dei romeni che lavora in Italia si dice fiero o addirittura fierissimo della propria nazionalità. Il sondaggio è stato realizzato dall’Istituto Metro Media Transilvania, dal 20 novembre al 15 dicembre 2007, presso le comunità romene che risiedono in varie regioni italiane.

“Sindrome Italia”, allarme in Romania

Dopo le feste natalizie, la partenza dei parenti che lavorano all’estero, soprattutto in Italia e Spagna, ha provocato delle tragedie in diverse famiglie romene. Il quotidiano “Romania libera”, ripreso dalla pubblicazione on-line Metropoli, riferisce che negli ospedali di Iasi hanno segnalato numerosi tentati suicidi generati dalla cosiddetta “sindrome Italia”. Lo scorso fine settimana, nel giro di poche ore, diverse persone sono state ricoverate a Iasi, dopo aver tentato il suicidio a seguito di depressioni provocate dalla partenza di parenti verso l’estero, come spiegano i medici. Infelice perché la moglie era tornata a lavorare all’estero, un giovane di 22 anni ha preso oltre 30 pillole di barbiturici, mentre una donna di 38 anni è finita in coma dopo avere ingerito pillole prima del ritorno del marito in Italia. Un’altra donna di 48 anni ha ingerito varie pasticche trovate in casa, nel tentativo di convincere la figlia a non tornare al suo lavoro all’estero. Altri tre uomini di 22, 27 e 35 anni sono stati sottoposti a interventi chirurgici dopo essersi feriti con coltelli o pezzi di vetro al collo, al torace o alle mani. Per fortuna tutti sono sopravvissuti ai tentati suicidi.

Daniele Pantaleoni


 Home   In alto   Stampa immagine  


 Pubblicità    Abbonamenti    Chi siamo  

Redazione: Timisoara, Romania
Tel./Fax +40(0)256-493012, +40(0)256-282556
E-mail: gazzettino@gazzettino.ro Internet: www.gazzettino.ro