No. 309  30 gennaio - 5 febbraio 2008

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La CE ha approvato il piano sull’energia e i cambiamenti climatici

    La Commissione Europea ha approvato mercoledì scorso il piano riguardante la diminuzione delle emissioni di CO2 responsabili del surriscaldamento globale, l’aumento delle fonti di energia rigenerabili e dei combustibili biologici: queste nuove misure porteranno probabilmente all’aumento delle fatture energetiche. “ All’ultimo momento, nel pacchetto sui cambiamenti climatici varato oggi dalla Commissione sono state ammorbidite quelle misure che più spaventavano gli industriali. Ma lo spettro di una perdita di competitività dell’industria pesante europea, ove fosse assoggettata alle regole sulle emissioni di CO2, non è svanito. “All’inizio qualcuno mi chiese se questo pacchetto sarebbe andato a scapito dalla competitività. Oggi – ha affermato la commissaria alla Concorrenza, Neelie Kroes alla conferenza stampa di presentazione del pacchetto – si può dire che non sarà così. Ha un costo ragionevole per le industrie, meno dello 0,6% del PIL, che non è niente rispetto a quello che costano in un anno i cartelli alla UE. Ai capi delle industrie più grosse che da mesi svolgevano pressioni sulla Commissione perché non imponesse il regime di scambio di emissioni anche alla siderurgia, alla metalmeccanica e alle produzioni più pesanti (comprese alluminio e cemento), il presidente Josè Manuel Barroso ha oggi potuto promettere che per il momento avranno diritti gratuiti di emissioni, cioè potranno produrre liberamente CO2 in base allo schema valevole per gli altri settori. Se entro il 2010 – come hanno detto a più riprese di sperare oggi i membri della Commissione – si raggiungerà un accordo globale sullo scambio di emissioni, in applicazione del protocollo di Kyoto, anche i grossi consumatori di energia europei saranno assoggettati alle quote a partire dal 2013. Altrimenti, a quanto si può prevedere oggi, continuerà il regime di gratuità. “Non ha senso – ha detto Barroso – essere rigorosi in Europa se la produzione si trasferisce poi verso paesi che consentono di fare ciò che si vuole con le emissioni”. Una posizione che, in qualche modo, raccoglie l’invito del “duro” Guenther Verheugen, il tedesco commissario all’Industria: “Sono favorevole a dare un esempio al resto del mondo – aveva detto – ma sono contro il suicidio economico”. Businesseurope, la Confindustria Europea, attraverso le parole del suo presidente Ernest-Antoine Seilliere, ha detto di aver apprezzato lo sforzo: “considero essenziale il riferimento alla competitività delle industrie divoratrici di energie europee contenuto nel discorso del presidente Barroso”. Per gli industriali europei è “cruciale mantenere la competitività dell’industria europea”, che “non deve essere indebolita da aumenti di costi diretti e indiretti”. Tra le molte misure incluse nel mega-pacchetto, Bruxelles affida un ruolo importante al mercato, estendendo a nuovi settori (trasporti e edifici) il sistema di scambio di emissioni (ETS) che permette di comprare e vendere diritti ad inquinare. Il sistema sarà gestito dagli Stati membri sulla base di un unico tetto europeo (saranno aboliti i piani nazionali) e con quote che dal primo gennaio 2013 diventeranno a pagamento: 39 euro per ciascuna tonnellata di C02 – riferiscono fonti autorevoli – per un valore totale di 50 miliardi di euro per l’intera UE. Sul fronte delle energie rinnovabili, saranno consentiti “certificati virtuali”, che consentono acquisti e vendite da uno Stato all’altro, ma la base sarà volontaria, non vincolante. I grandi gruppi industriali temono che tutto questo possa tradursi in una perdita secca di competitività rispetto ai concorrenti USA o cinesi che non hanno vincoli ambientali. Bruxelles, che spera di convincere anche gli altri paesi a seguire l’esempio europeo, ha previsto per i settori più esposti alla concorrenza una progressività dei diritti a pagamento, cominciando con l’acquisto di un quinto delle quote e un aumento annuo del 10% fino al 100% entro il 2020. Una novità viene introdotta dalla direttiva sugli aiuti di Stato al settore ambientale che fa parte dei cinque capitoli del pacchetto: saranno considerati “giustificati” quelli stanziati per sviluppare le energie pulite. Gli aiuti dovranno servire per sostenere investimenti e compensare il gap tra costi di produzione e prezzi di mercato. La normativa contempla anche la possibilità di concedere deroghe fiscali fino a 10 anni. Non viene invece accolta l’ipotesi lanciata dal presidente francese Nicolas Sarkozy di imporre una tassa C02 ai prodotti industriali importati dai paesi che non hanno obblighi di riduzione dei gas. “Le questioni climatiche dovrebbero essere regolate dalla liberalizzazione piuttosto che da misure protezioniste del mercato”, ha detto il commissario UE al Commercio Estero, Peter Mandelson, al termine di un incontro con la rappresentante del commercio Usa Susan Schwab, che da parte sua ha ammonito a non “usare il clima come una scusa per imporre barriere protezioniste ai mercati”. L’aumento delle bollette sembra inevitabile se si vuole limitare il riscaldamento globale, ha detto il presidente della filiale inglese della E.ON, Paul Golby. “Il tempo dell’energia a basso costo è finito”, ha aggiunto Golby. Le misure intraprese dalla CE costeranno circa 60 miliardi di euro. Da parte sua il rappresentante del WWF Stefan Singer si è detto preoccupato dall’atteggiamento pessimista espresso dai grandi industriali.

Gli europarlamentari sostengono le misure della CE, ma hanno delle riserve sui biocarburanti

Si è svolto all’Europarlamento un primo dibattito sulle proposte volte a combattere i cambiamenti climatici approvate dalla Commissione Europea e sul quale dovranno esprimersi i parlamentari europei. I deputati hanno accolto con favore le proposte, senza però nascondere un certo scetticismo rispetto agli obiettivi stabiliti dalla CE per i biocombustibili. “Oggi è una giornata storica che influenzerà il nostro modo di vivere. Il programma è equilibrato e va quindi sostenuto. Terremo conto però anche delle capacità dei singoli stati membri”, ha dichiarato Marianne Thyssen, l’europarlamentare del gruppo i PPE-DE. La parlamentare ha poi aggiunto che l’Europa ha dimostrato di non aver paura di prendere le proprie responsabilità e di volere la leadership mondiale su tale questione. Per la deputata è anche necessario che le imprese garantiscano il loro impegno e che siano salvaguardati i posti di lavoro, affinché la politica europea abbia l’appoggio dei cittadini. Hannes Swoboda, europarlamentare del PSE, giudicando giusti gli obiettivi della proposta, ha sottolineato che occorre ora tradurli in pratica. Per quanto riguarda i biocarburanti, ha poi insistito sulla necessità di promuovere gli investimenti nella ricerca. Il piano per il clima e l’energia, ha aggiunto, non deve essere solo europeo, perché l’UE “non deve esportare posti di lavoro ma tecnologie pulite”. Graham Watson, il leader del gruppo ALDE, ha sottolineato che il pacchetto adottato è l’iniziativa più importante presa finora dall’attuale Commissione, anche perché il cambiamento climatico “è la più grande sfida che deve affrontare il pianeta”, il più grande problema dei governi e la più grande preoccupazione dei cittadini. Per tale ragione ha accolto con favore la proposta della Commissione. Prevedendo che ci saranno dibattiti accesi sulla questione, ha concluso sostenendo che la lotta al cambiamento climatico presenta anche “nuove opportunità”. Rebecca Harms, rappresentante del Gruppo dei Verdi ha dichiarato che “l’Unione potrà riconquistare la fiducia dei suoi cittadini, stabilendo una politica efficiente di protezione del clima”. La fiducia però – ricorda la Harms – può essere facilmente persa se dalle parole non si passerà ai fatti. “Gli attacchi dell’industria europea sono inaccettabili, poiché proprio la liberalizzazione dei mercati ha portato ai cambiamenti climatici, non certo la politica della Cina o dell’India”, ha aggiunto polemicamente la Rebecca Harms. Secondo il comunicato diffuso dal PE, i deputati hanno accolto con favore le proposte, ma hanno dei timori per gli effetti sull’occupazione nell’UE a causa della concorrenza mondiale e rispetto agli obiettivi stabiliti dalla CE per i biocombustibili Per molti di loro, occorre un accordo vincolante a livello internazionale, tradurre le parole in fatti e adottare le proposte della Commissione Europea entro la fine della legislatura.

Barroso: “I costi dell’inazione – molto più elevati di quelli delle proposte formulate”

Il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso ha spiegato che l’obiettivo del pacchetto è il principio “20/20/20”: ridurre entro il 2020 del 20% le emissioni di gas a effetto serra e raggiungere una quota del 20%, sempre entro il 2020, dell’uso di energie rinnovabili. Egli ha sottolineato che la presentazione del pacchetto smentisce coloro che affermano che l’UE non tratta delle questioni che stanno a cuore ai cittadini. La lotta contro i cambiamenti climatici e la ricerca di fonti energetiche sicure, sostenibili e competitive, ha sottolineato Barroso, riguarda “tutti gli europei, tutti i giorni”. Le proposte della Commissione prevedono un aggiornamento del sistema di scambio di emissioni (ETS) per portare a una riduzione delle emissioni da parte delle grandi industrie, la definizione di obiettivi nazionali vincolanti in settori non compresi dall’ETS, come i trasporti, l’edilizia, l’agricoltura e i rifiuti, un nuovo approccio per promuovere obiettivi vincolanti nazionali in materia di energie rinnovabili, nuove norme per stimolare la cattura e lo stoccaggio del carbonio e nuove disposizioni in materia di aiuti di stato. Nel ricordare che parte del mandato prevede un obiettivo del 10% per quanto riguarda il ricorso ai biocarburanti per far contribuire anche i trasporti al taglio delle emissioni, il Presidente della Commissione ha voluto chiarire che la proposta tiene anche conto della necessità di garantire la sostenibilità ambientale. Sicché, la proposta crea il più completo sistema sostenibile per la certificazione dei biocarburanti, che siano europei o importati, e intende promuovere il rapido sviluppo dei biocarburanti di seconda generazione. Anticipando le critiche di coloro che denunciano gli elevati costi economici insiti nella proposta, il presidente ha sottolineato che tali costi sono gestibili e che rappresenterebbero meno dello 0,5% del Prodotto Interno Lordo nel 2020, ossia 3 euro a settimana per ogni cittadino europeo. “Molto più onerosa, anche più di dieci volte tanto sarebbe l’inazione”, ha detto il commissario. Alla luce dell’aumento del prezzo del petrolio e del gas, ha aggiunto, più che parlare di costi si dovrebbe parlare dei vantaggi per l’UE. Riguardo alla ripartizione dell’onere tra gli stati membri, ha specificato che metà dell’impegno sarà attribuito a tutti in parti uguali, mentre il resto sarà assegnato in funzione del PIL procapite. In merito ai biocarburanti, ha sottolineato che la proposta fissa criteri molto rigorosi di sostenibilità, oggi inesistenti, ma l’obiettivo è di giungere a un accordo globale. E’ stabilita una base comune per la promozione dell’energia rinnovabile, ha concluso, ma sarà il mercato a stabilire quella che sarà privilegiata, in linea con le diverse situazioni nazionali. “Una politica di questo tipo dimostra sempre di più la necessità di un’Unione Europea forte”, ha concluso Barroso.

Le imprese: L’energia rigenerabile in Romania non gode di sostegno pubblico

Secondo la Confederazione Nazionale degli Imprenditori Romeni (CNPR), la produzione di energia da fonti rigenerabili in Romania non gode di sostegno pubblico e mancano leggi specifiche a questo settore. La CNPR chiede di elaborare un piano di azioni per valorizzare il potenziale energetico. “La CNPR è preoccupata dall’assenza di interesse da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze rispetto ad un tema che provoca reazioni più dure, dibattiti e controverse a livello europeo. È sufficiente ricordare che Germania e Spagna criticano le decisioni della Commissione Europea che danneggiano i piani di sostegno e riducono la fiducia degli investitori”, si scrive in comunicato della confederazione. I rappresentanti delle federazioni sostengono che davanti ai problemi presenti nel settore dell’energia rigenerabile, la Romania “continua ad agire come se non fosse un membro della UE a pieno diritto” e evita di esprimere il proprio punto di vista sulle direttive europee e sui vantaggi presenti in questo settore. Una recente direttiva impone la limitazione delle emissioni di Co2 al 20% del livello registrato nel 1990 e la promozione dell’energia rigenerabile. La Romania si è impegnata verso l’Unione Europea a coprire entro il 2010 un terzo del consumo nazionale di energia attraverso l’elettricità prodotta da fonti rigenerabili. Si tratta di un valore raggiungibile solo se si includeranno nella quota anche le produzioni di Hidroelectrica, l’impresa di stato che copre più del 30% della produzione nazionale. La CNPR include 13 federazioni, unioni, associazioni e organizzazioni imprenditoriali e 35 imprese iscritte direttamente. La CNPR attraverso le associazioni iscritte rappresenta 18.300 aziende di stato e private.

Ioan Brad


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