No. 312  20-26 febbraio 2008

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Attraverso gli occhi degli investitori: Responsabilità

    Giorni caldi, quasi come sempre del resto. Il Kosovo si autoproclama indipendente, il mondo sta a guardare. Qualcuno si arrabbia, e speriamo che si fermi li. Altri, invece, per non sapere che cosa fare o dire, o tanto per riempire delle pagine di qualche giornale, rispolverano i problemi del mondo, riproponendoli come se fossero veri, attuali e soprattutto imminenti. La Transilvania è uno di quei punti in discussioni da decenni. Molti sanno che da anni circolano carte geografiche che vogliono la Romania divisa in due, dove la parte occidentale dovrebbe essere quella che si divide dal resto. Ma tra diatribe più o meno serie, rimane il fatto che il detto, più volte enunciato, si ripete. Fintanto che la “pancia” è piena, non si imbracciano i fucili. Inoltre, la Romania, ha ben altri problemi con cui confrontarsi oggi. Da anni ripeto che la politica della BNR è stata suicida, adesso anche il Presidente della ING Bank Negritoiu, attacca duramente il Governatore Isarescu. Noi riproponiamo le stesse convinzioni, secondo le quali, la cecità di voler a tutti i costi rapportare numeri, solo numeri, distaccati dalla realtà, soltanto perché in questo modo si possono raggiungere degli obiettivi meramente politici, è il massimo disservizio, e non mi prolungo su questo, che uomini pubblici possono creare per una Paese. La responsabilità dei politici e degli amministratori di un Paese è tale e tanta, che non esistono sanzioni per punire la loro cecità. Ammesso che di cecità si tratti. Inflazione galoppante, in realtà non si è mai fermata un attimo, conti pubblici sempre più in rosso, prodotto interno lordo in reale calo, indebitamento sociale alle stelle, e potrei continuare a lungo, sono gli elementi reali di questa nazione, che, lasciatemelo dire, ha perso il treno di quelle opportunità del dopo regime. Le infrastrutture inesistenti ed un anno elettorale appena iniziato, non sono un buon connubio. Molte aziende, credendo nel futuro si sono lanciate nella costruzione di centri logistici giganteschi, ma subiranno ritardi importanti nell’avvio delle operazioni di gestione a causa della mancanza di infrastrutture pubbliche. Le altre società patiranno in continuazione il problema della carenza di manodopera e dell’inasprimento dei costi del personale, accentuato da una fiscalità inclemente e sempre più aggressiva nei controlli e nelle sanzioni. Uno scenario molto poco attraente, ma nonostante tutto, ancora disponibile ad offrire opportunità a chi, con coraggio e preparazione sarà in grado di valutare bene i rischi e le vantaggi.

Memo_Rivolsi@Hotmail.com


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